Consiglio comunale di Milano, 27 aprile 2026

 

Ieri 27 aprile , a Milano, in Consiglio comunale a Palazzo Marino si è consumato un vero e proprio spettacolo politico: dopo aver condannato in modo ossessivo l’impedimento imposto alla sfilata della Brigata Ebraica nel corteo del 25 aprile, diversi consiglieri hanno deciso di esporre pubblicamente i vessilli israeliani, trasformando l’aula eletta dal popolo in un palcoscenico di propaganda sionista. Questa esibizione, presentata come “difesa del diritto a sfilare”, in realtà è uno sfregio alla democrazia e alla civiltà, perché legittima simboli associati a un regime responsabile di un genocidio in corso, e riduce la memoria della Resistenza a un alibi per giustificare la violenza coloniale.  

 

A capo della Brigata Ebraica nel corteo di Milano c’era Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele, che da tempo porta avanti una linea estremamente filo‑Netanyahu e ostile a ogni critica nei confronti dell’esercito israeliano. A fronte di decine di migliaia di bambine e bambini sterminati a Gaza, Mizrahi se ne è uscito con la frase “definisci bambino”, come se il problema fosse solo una questione di semantica e non una strage di civili. Questa dichiarazione è un insulto diretto alla vita, alla dignità delle vittime e alla stessa idea di umanità, e rivela una profonda sintonia con la cultura della morte promossa dal governo israeliano oggi al potere.  

 

Tutto ciò è avvenuto mentre gli “indignati” di comodo, a partire da figure come Emanuele Fiano, hanno occupato per giorni gli spazi mediatici per denunciare l’offesa” alla Brigata Ebraica, ma sono rimasti in totale silenzio sulla frase di Mizrahi e sulla logica di genocidio che la sottende. Non una parola di condanna, non un gesto di vergogna: il loro orrore si ferma alla messa al bando del corteo, ma tace di fronte al genocidio di Gaza. Continuano a parlare di “antisemitismo” e “caccia agli ebrei”, mentre si guardano bene dal chiedere conto a chi usa la memoria della Shoah come scudo per legittimare nuovi crimini contro un altro popolo.  

 

Al contrario, decine di ebrei, senza bandiere israeliane e senza nessuna foto di Netanyahu, hanno sfilato per tutto il corteo del 25 aprile a Milano senza alcun problema, portando la memoria degli ebrei partigiani antifascisti e delle vittime della Shoah. Sono stati questi ebrei, spesso critici del sionismo e dell’occupazione, a essere accolti dalla società civile e dai manifestanti, perché la loro presenza restituiva senso alla Festa della Liberazione invece di svuotarla in favore di un revival colonial‑sionista.  

 

Sono invece i sionisti genocidi, come i rappresentanti della Federazione Amici di Israele, a non essere più accettati dalla società civile e dalla gran parte del popolo, proprio perché la loro ideologia è percepita come incompatibile con la giustizia, la pace e la memoria vera della Resistenza. L’esposizione delle bandiere israeliane in Consiglio comunale, in un contesto in cui l’esercito israeliano sta perpetrando crimini di guerra contro il popolo palestinese, è un gesto profondamente violento, antidemocratico e diseducativo, e va denunciato come tale.

 

 


28 aprile 2026